Be', alla fine mi è toccato guardarmi la fiction, dopo tutto il casino (a proposito, per chi non lo sapesse, la RAI ha giustamente ignorato le retrograde proteste di "Cultura Cattolica"). Devo dire che è stata parecchio deludente sotto il profilo artistico, cosa di cui in effetti non dubitavo. E forse presentava anch'essa alcuni elementi di eccessivo bigottismo. Sinceramente dubito che nel 2006 in un paesino di questa mia Puglia che ha un governatore dichiaratamente omosessuale la presenza di due lesbiche possa causare tutto questo putiferio.
Ma tant'è, in fondo meglio che se ne parli. Il messaggio alla fine è stato che quello che conta è l'amore, non l'orientamento sessuale dei due che si amano. E che, giustamente, una bambina cresciuta da due lesbiche non cresce molto diversamente da una allevata da una coppia etero: quello che fa crescere bene un bambino è l'affetto, non il modello sessuale fornito dai genitori.
A parte questo, mi sento di dire ancora alcune cose sulla fiction: in primo luogo, Il padre delle spose è evidentemente ambientato in Salento, ma tutti i protagonisti sono baresi e parlano in barese. Per chi non conosce la mia terra può sembrare cosa da poco, ma vi assicuro che il barese e il salentino sono molto diversi: il dialetto salentino assomiglia molto di più al siciliano che al barese.
Ci sono altri elementi che mi fanno pensare che questo film sia carente di ricerca e coerenza: per esempio, alla fine del film i protagonisti mettono su un frantoio da cui sgorga un olio limpidissimo; chiunque abbia una minima esperienza di frantoi sa che l'olio all'inizio ha un colore verde opaco (e, secondo il mio gusto personale, è molto più saporito). Avrei voluto battermi per un prodotto confezionato meglio, però forse è chiedere troppo a un film con Lino Banfi. Mi accontento del messaggio tutto sommato positivo, il resto non importa.