Il Regno del ReRosso

Chi è il ReRosso?

Utente: rerosso
Nome: Roberto
Ateo. Di sinistra. Eterosessuale. Meridionale. Ho votato per il centrosinistra (il partito non ve lo dico, tié!), ma non ho nessuna intenzione di lasciare loro una delega in bianco. Per questo ho ideato il progetto "Delega non in bianco", che farà le pulci al futuro governo del paese... Amo il cinema, il rock anni '60, gli animali, il cibo sano delle mie parti. Odio l'intolleranza.

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utente anonimo in Mosche #33

Robba vecchia

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sabato, 24 dicembre 2005

Giorni duri per il Cavaliere...

Si prospetta un brutto Natale per il povero Silvio. I suoi alleati gli voltano le spalle (Casini gli dà del bugiardo, Fini lo contraddice sull'amnistia), l'antitrust indaga sul conflitto di interessi (i contributi statali per i decoder del digitale terrestre avrebbero favorito la società del fratello Paolo, che li produce). Lui per tutta risposta, nega tutto, ma poi dice che "Mio fratello dismetterà le attività legate al decoder" (e perché mai? Non è tutto legale e limpido?).
Infine pare che forse potremo rivedere un confronto TV fra Berlusconi e i suoi avversari, che con ogni probabilità lo massacreranno in diretta TV, come nel 1996, nell'incontro con Prodi, o quest'anno con D'Alema e Rutelli all'indomani delle regionali. Unica consolazione: i confronti si terranno nel salotto amico di Bruno "inginocchiato" Vespa.

Insomma, tempi duri per il nostro caro presidente del Consiglio. Ma noi gli siamo vicini, e gli promettiamo tante nuove Mosche da Bar in suo onore... contento, Silvio?
rerosso ha vaneggiato alle 09:18 | link | commenti
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giovedì, 22 dicembre 2005

Mosche #48

 
La metto online in ritardo, infatti pare sia già vecchia (ma comunque profetica)
rerosso ha vaneggiato alle 20:49 | link | commenti
categorie: mosche da bar
mercoledì, 21 dicembre 2005

Strafalcioni #1

Nell'attesa di ispirazione per una mosca (le notizie del giorno sono l'incidente del treno, su cui non mi sembra il caso ironizzare, e il caso Fazio, che francamente mi ha un po' stancato), inauguro una nuova rubrica mostrandovi la home page del corriere della sera qualche minuto fa...
rerosso ha vaneggiato alle 09:28 | link | commenti (2)
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martedì, 20 dicembre 2005

Mosche #47b

 
La Mosca da Bar 47a è solo sul sito di Vaz...
rerosso ha vaneggiato alle 17:40 | link | commenti
categorie: mosche da bar
venerdì, 16 dicembre 2005

Mosche #46

Vasco, in un'accesso di pigrizia, ha fatto la mosca da bar di oggi con questi due tizi... vabbè, accontentiamoci... (cliccate l'immagine per vederla intera)
 
rerosso ha vaneggiato alle 15:48 | link | commenti (1)
categorie: mosche da bar
giovedì, 15 dicembre 2005

Mosche #45

rerosso ha vaneggiato alle 16:36 | link | commenti (3)
categorie: mosche da bar
martedì, 13 dicembre 2005

Mosche #44

rerosso ha vaneggiato alle 11:32 | link | commenti
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So long, Tookie

Alle 9:35 di oggi è stato giustiziato Stanley "Tookie" Williams, ex leader dei Crips, una ferocissima gang di malviventi di Los Angeles. Era accusato di aver ucciso 4 persone. Lui si è sempre dichiarato innocente.
Ma alla fine non era nemmeno questo il punto: in una democrazia avanzata, lo Stato non dovrebbe mirare a punire, ma a redimere. E Tookie si era redento: aveva abbandonato il suo passato violento e scritto libri per la sua gente, per togliere i ragazzini da quello stile di vita che gli è costato la condanna a morte, regalando loro la sua vita precedente come esempio da non imitare. Redento al punto di meritarsi per diversi anni la candidatura al Nobel per la pace.
E lo hanno ucciso. Omicidio. Non è retorica, non lo dico io: lo dice il suo atto di morte. Sull'atto di morte dei condannati in USA, alla voce "causa del decesso", viene scritto "omicidio". Lo sanno anche loro, di che si tratta. Eppure lo fanno. Se per puro caso un Dio esiste, spero che non li perdoni, perché sapevano quello che facevano.
Da oggi, nei link qui a lato, compare il link al sito di Amnesty International Italia, associazione per i diritti umani di cui sono attivista da quasi 5 anni. Vi prego tutti di visitarlo regolarmente e di firmare gli appelli online, perché questi orrori non debbano più accadere...
rerosso ha vaneggiato alle 10:11 | link | commenti
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lunedì, 12 dicembre 2005

Mosche #43

 
Maggiori informazioni QUI.
rerosso ha vaneggiato alle 12:49 | link | commenti (2)
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Autogol...

Nell'attesa che Vasco torni dalle vacanze austriache e disegni la mosca di oggi, vi propongo un articolo di Gian Antonio Stella sul corriere. Da bravo pugliese, orgoglioso elettore di Nichi Vendola, trovo doveroso mettere in evidenza come stanno certe cose...


Fitto, Vendola e l'autogol del copia-incolla
Le segnalazioni seggio per seggio sembrano un lavoro a tavolino

L'«operazione verità» voluta dalla destra per smascherare «i brogli della sinistra» nelle regionali pugliesi, scelte a simbolo della protervia dei «professionisti della falsificazione», rischia di rivelarsi un autogol. Stando a una perizia, infatti, la pignolesca specificità comune per comune, seggio per seggio, voto per voto imposta dalla legge (che scarta a priori i ricorsi generici), è stata ottenuta non con una meticolosa indagine a tappeto ma col più comodo «copia e incolla» del computer. Strafalcioni compresi.
Una figuraccia. Che potrebbe a questo punto, paradossalmente, rafforzare Nichi Vendola perfino nel caso (da dimostrare) che l'«aggiustatina» dei risultati ci fosse stata davvero come denunciano gli esponenti della CdL. A partire dal candidato sconfitto, l'ex presidente regionale Raffaele Fitto, che subito dopo aver ceduto la poltrona allo sfidante, disse proprio al Corriere che i conti non gli tornavano e voleva un riesame dei voti: «Se non si controllano schede più che sospette è un attentato alla democrazia. Ma insomma, Vendola, i Ds, il centrosinistra, che non perdono occasione per parlare di "casa di vetro" e di "trasparenza", non darebbero una grande lezione se dicessero: "Avanti, apritele quelle schede?"». Spiegarono allora, l'ormai ex governatore e dieci candidati trombati, di avere in mano alcuni casi emblematici.
Schede annullate «anche solo per aver scritto, per esempio, Antonio Cassano (come il calciatore) quando il candidato Cassano si chiamava Massimo». Oppure «casi di cognomi con le "doppie" come De Donno che diventa "De Dono", anche se non c'è nessun altro che si chiama così e non c'è rischio di confusione». O ancora casi di sezioni, come a Taranto o Martina Franca, in cui il numero dei voti validi era inferiore alla somma dei voti ai candidati presidenti. Di più: molti verbali erano stati corretti col «bianchetto». Conclusione: dall'esame di 3.870 verbali i voti di scarto (14 mila) tra vincitore e vinto si riducevano drasticamente. E facevano prefigurare la possibilità, secondo i ricorrenti, di recuperare «circa 40 mila voti a favore del centrodestra». Il Tar, però, diede loro torto. Perché i verbali corretti non necessariamente sarebbero stati falsificati ma anzi avrebbero potuto contenere ora i dati giusti dopo un calcolo inizialmente sbagliato. Perché non c'era una sola contestazione, manco una, supportata dai rappresentanti di lista della destra che mai avevano fatto mettere a verbale che l'attribuzione di questo o quel voto non era stata da loro riconosciuta.
Perché le norme dicono che i rilievi per questo o quel voto devono essere specifici. Altrimenti a ogni elezione, col diluvio di errori materiali da Vipiteno a Lampedusa, la conta e la riconta dei voti, di ricorso in ricorso, impedirebbe a sindaci, governatori, premier e consiglieri circoscrizionali, siano essi bianchi, rossi o neri, di prendere possesso per anni del ruolo. Certi delle loro ragioni, Fitto e i suoi fecero ricorso al Consiglio di Stato. Con un dossier di 370 pagine per seppellire i giudici sotto una grandinata di nomi, numeri, irregolarità. Raggruppati intorno a otto tipi di broglio ripetuti in 200 comuni, come fossero segnalazioni verbali ricevute da cittadini elettori. Esempio: «L'illegittimo annullamento del voto al Presidente Fitto è intervenuto, per la fattispecie di cui al punto 3.1 nel Comune di Bari, Sezioni 2, 4, 21, 35, 36, 40, 41, 43, 44, 51, 66, 72, 78, 80, 87, 89...». E via così, per pagine e pagine. Come se una folla di notai e cancellieri e segretarie assai pignoli si fosse presa la briga di controllare i più minuti dettagli di ogni singolo seggio elettorale. Il tutto, spiegavano gli esponenti della Casa delle Libertà, per tenere alto il vessillo della verità. «Questa è una battaglia di trasparenza, legalità e democrazia», diceva Raffaele Fitto, lagnandosi di come la Puglia sembrasse, «con tutto il rispetto, l'Albania dove sono passati dieci giorni e ancora non si capisce chi ha vinto tra Nano e Berisha». «Faremo chiarezza sul voto pugliese», insisteva Claudio Scajola. Mentre lassù, in alto, batteva e ribatteva sullo stesso tasto Silvio Berlusconi. Che ancora pochi giorni fa è tornato sul tormentone dei «brogli rossi», pugliesi e nazionali, gridando nel microfono: «Secondo mie informazioni i professionisti della sinistra ci hanno sottratto circa un milione e settecentomila voti». Oddio, non è che la destra pensasse davvero di fare annullare le elezioni pugliesi come era successo qualche anno fa in Molise.
E sul Corriere del Mezzogiorno il sottosegretario forzista Luigi Vitali l'ha ammesso chiaro e tondo: «Noi non puntiamo a ribaltare il risultato delle regionali, piuttosto vogliamo che venga meno il principio per cui la Puglia non è più di centrodestra... Ci servirà per le politiche... Noi ci siamo mossi permotivare la nostra base, non per cambiare la guida della Regione, perché sappiamo che per ricontare tutte le schede ci vorranno anni...». Traduzione: l'obiettivo dichiarato era sfregiare col sospetto Vendola e la sua giunta per marciare meglio sulle prossime «politiche» dove con la nuova riforma elettorale le regioni in bilico come la Puglia possono essere determinanti. Ma è qui che quanti invocavano «chiarezza e trasparenza» contro il «broglio rosso» si sono fatti beccare da Gianluigi Pellegrino, difensore dei consiglieri eletti dalla sinistra grazie al premio di maggioranza, con le mani nella marmellata. Dimentichi delle figure fatte da Mauro Pili, l'ex governatore sardo che aveva ricalcato il programma di Formigoni (col risultato di parlare di «11 province» sarde!) o dal senatore aennino Giuseppe Consolo, condannato per avere fatto un concorso universitario presentando un testo «costituito dalla pedissequa riproduzione e dalla trascrizione di interi brani» di opere di altri giuristi, i fustigatori destrorsi hanno giocato come dicevamo col copia e incolla. Nella speranza che i giudici, la cui sentenza è attesa per venerdì, non si accorgessero che quella miriade di segnalazioni precisissime, seggio per seggio, erano in realtà un lavoro fatto a tavolino con «mere ipotesi di errori di scrutinio meccanicamente riprodotti per una serie di volte». Maledetto computer: ha smascherato il giochino copiando anche gli «errori di stompa»!
Gian Antonio Stella
rerosso ha vaneggiato alle 09:42 | link | commenti
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