Tokyo, 14 Marzo 2003
Ludwig sedeva in un bar, solo. Il locale era ricalcato sul modello dei fast food americani degli anni ‘50, ed era quasi vuoto, nonostante fossero solo le undici di sera. Una Marilyn dagli occhi a mandorla sculettava tra i tavoli, prendendo ordinazioni e mettendo bene in mostra le forme siliconate. S’avvicinò al tavolo di Ludwig, forse attratta dal suo fascino biondo-europeo. Poggiò i gomiti sul tavolino, e i prosperosi seni si rivelarono quasi integralmente a Ludwig, che, senza scomporsi, la fissò dritto negli occhi.
- Da dove vieni, bello? Non sembri originario di queste parti.
- Sono tedesco.
Gli occhi finto-azzurri della cameriera espressero un vivace interesse.
- Prendi qualcosa, bel biondone?
- Una Diet-Coke.
- Sei uno di poche parole, pare... se vuoi posso darti qualche lezione di conversazione... e non solo!
Ludwig intensificò il suo sguardo. La ragazza sussultò e andò via senza altri commenti. Il tedesco era un uomo sulla trentina, dall’aspetto tipicamente Nord-Europeo: carnagione chiara, capelli biondi di media lunghezza, occhi azzurri, statura superiore alla media. Indossava una giacca scura, blue jeans e scarpe da tennis nere. La Coca arrivò quasi subito. La pseudo-Marilyn la posò davanti a lui e si allontanò in fretta, con un velo d’angoscia sul volto.
Un giapponese vestito di nero, con un paio d’occhiali scuri, entrò nel locale e si diresse verso Ludwig, che gli volgeva le spalle. Quando gli si avvicinò a circa due metri, il tedesco disse, senza voltarsi:
- Hai fatto tardi, Tetsuo Nishi.
L’altro si sedette, per nulla stupito di essere stato riconosciuto.
- Scusa, Ludwig... ho avuto dei contrattempi... ma li conoscerai già...
- No... dovresti sapere che preferisco non leggere il pensiero della gente! È una direttiva morale che mi sono autoimposto molto tempo fa. Parla!
- Ti stanno cercando, Ludwig. Sanno che sei qui a Tokyo. E sono in tanti. A parte l’Organizzazione Militare Clandestina, ti sono alle calcagna praticamente tutti gli eserciti del mondo, oltre alla CIA, al KGB, all’OLP, all’IRA, per non parlare dei...
- Basta, basta! Se nomini un’altra sigla, mi metto a vomitare. - Il tedesco batté il pugno sul tavolo - Perché non mi lasciano in pace? Non si rendono conto che non potranno mai averla vinta? Non si ricordano quello che è successo all’ultimo che mi ha puntato la pistola contro?
- Certo che se lo ricordano! - lo interruppe Tetsuo - È per questo che ti cercano! Fare esplodere la testa di un uomo con la forza del pensiero non è una cosa che si vede tutti i giorni!
- Lo dovevo fare! Mi avrebbe sparato! Gli ho letto le intenzioni nella sua mente con molta chiarezza!
- E perché poi? Non ti vogliono vivo?
- Non era uno di loro. Era solo un ladro alcolizzato. E mi aveva colto alla sprovvista.
La cameriera al silicone ritirò il bicchiere di Coca vuoto, badando bene a non avvicinarsi troppo al biondo.
- Io non voglio uccidere nessuno - riprese Ludwig - ma a volte sono obbligato ad essere violento. In condizioni normali avrei anche potuto modificare la mente di quel ladro in modo che non sparasse... ma ero carico di adrenalina, e in quello stato divento incontrollabile...
Tetsuo si mise una sigaretta in bocca e frugò nelle sue tasche in cerca di un accendino.
- Scusa se sono invadente... ma non mi hai mai detto come fai ad avere questi poteri... sono ereditari?
La sigaretta di Tetsuo si carbonizzò all’istante.
- Sì, sei stato troppo invadente.




PINO è seduto a terra nella cucina e sorseggia un bicchiere d’acqua. Gli altri sono visibilmente meravigliati.
NICOLA: Baffo! Ma... stai bevendo un bicchiere d’acqua!
PINO: Mmh...
VITO: Cazzo, il tuo organismo potrebbe rigettarla!
PAOLO: Pino, che cosa diavolo è successo?
PINO: Ho letto una cosa che mi ha fatto pensare.
Gli altri sghignazzano.
NICOLA: Leggere? Pensare?
ANTONELLA: Ma se l’unica cosa che hai letto in vita tua è la tabella dell’oculista?
PINO li ignora.
PINO: Avete mai provato a sentire il mare in una conchiglia?
VITO: E chi non l'ha fatto?
PINO: Vi siete mai chiesti cosa sia in realtà il rumore che sentite?
NICOLA: Non il mare?
PAOLO: Certo che no! È il vento che entra ed esce dalla conchiglia.
PINO: No: lo senti anche al chiuso.
VITO: Dovrebbe essere l’eco dei rumori dell’ambiente in cui...
PINO: Funziona anche in una stanza insonorizzata.
ANTONELLA: La radiazione cosmica di fondo!
NICOLA: Un’incrinatura nel continuum spazio-temporale!
PAOLO: Gli spiriti dei morti!
VITO: L’ultimo album delle Spice Girls!
PINO: Niente di tutto questo. La risposta è molto più banale.
Lascia che si crei un po’ di tensione.
PINO: Il rumore che senti è solo il rumore che fa il sangue che scorre nelle vene del tuo fottuto orecchio, amplificato dalla cassa di risonanza della conchiglia.
Attimo di silenzio.
NICOLA: E questa stronzata ti ha fatto pensare?
PINO: Sì. Quando ho letto questa cosa, mi sono subito chiesto: allora che senso ha tutto? Se una delle cose più poetiche che noi esseri umani siamo in grado di fare è stare ad ascoltare il nostro sangue che scorre, be’, chissà il resto che merda è! Pensate alla musica: quando ascoltate un CD, non fate altro che ascoltare un susseguirsi di 0 e di 1. Oppure, quando mangiate un piatto di pasta, state assumendo nonsoquanti grammi di carboidrati, amidi, zuccheri e grassi! Il mondo è uno schifo: siamo noi che ci illudiamo sia un po’ meno schifoso, ascoltandoci il sangue nelle orecchie.
PAOLO: E l’acqua, che c’entra?
PINO (solleva il bicchiere): È l’unica cosa che non pretende di essere nient’altro se non quello che è: H2O con l’aggiunta di qualche schifezza cancerogena.
Primo Piano dell’acqua. L’inquadratura si allarga, e vediamo tutti quanti seduti per terra con l’aria afflitta, intenti nella contemplazione del bicchiere sostenuto da PINO.
